Non è la prima volta che i tarocchi conquistano il palcoscenico di un museo, ma è la prima volta che lo fanno in grande e con il botto.
Se ami le carte, non puoi perderti la mostra “Tarocchi: le origini, le carte, la fortuna” dell’Accademia Carrara di Bergamo: vedrai dal vivo mazzi che hai sempre solo visto sui libri e l’effetto wow è assicurato.
È aperta solo fino al 2 giugno 2026, non procrastinare troppo.
La star della mostra è il mazzo Colleoni, riunito per l’occasione: 26 carte erano già dell’Accademia, le altre 48 sono un prestito della Morgan Library di New York e di un collezionista privato. Chissà chi è il fortunato che ha questi gioielli in casa!
Mazzo Colleoni (1455 circa)
Sono carte realizzate a metà del Quattrocento, su commissione di Francesco Sforza, duca di Milano, e sono dei veri e propri capolavori di miniatura. Niente a che vedere con i mazzi di noi comuni mortali: qui stiamo parlando di foglia d’oro, argento, blu lapislazzuli e punzonature.
Ma il Colleoni non è l’unica chicca.
La mostra è articolata in più sezioni e ti accompagna alla scoperta delle origini dei tarocchi, partendo da lontano, ovvero dalle carte da gioco.
Questo oggetto, che non ha mai conosciuto declino, nasce in Cina e si diffonde in Europa nella seconda metà del Trecento.
Le corti rinascimentali subiscono anch’esse il fascino del gioco e lo elevano a esercizio artistico, commissionando ad artisti la realizzazione di mazzi preziosi, anche quali simboli di potere e oggetti diplomatici.
A Bergamo sono esposti alcuni esemplari delle carte da gioco di Stoccarda, che invece dei moderni semi (cuori, quadri, fiori e picche) hanno cervi, anatre, falchi e cani, con un chiaro riferimento a una delle attività preferite delle corti: la caccia.
Trionfo della Morte - Giovanni di Ser Giovanni (1455 circa)
Un’altra sezione della mostra è dedicata ai Trionfi di Petrarca, una sorta di best seller rinascimentale che ha influenzato notevolmente l’iconografia dei tarocchi, al punto che per le carte furono proprio chiamate “Trionfi”.
Il poema, scritto in volgare, racconta in una sequenza allegorica le forze che dominano l’esistenza umana e, guardando le illustrazioni dell’epoca, è facile collegare al Trionfo dell’amore la carta dell’Innamorato e al trionfo della Morte l’Arcano XIII, per esempio.
Poi arriva la stampa, e con la stampa i tarocchi escono dalle corti ed entrano nelle osterie. Diventano gioco popolare, si diffondono, si moltiplicano, si standardizzano.
Perdono il nome di Trionfi e assumono quello di Tarocchi.
Mi ha emozionato vedere esposto uno dei miei mazzi preferiti: il seicentesco Jean Noblet, uno dei primi appartenenti al cosiddetto standard di Marsiglia.
Poi ci sono i Sola Busca, i Catelin Geofroy e addirittura il foglio di stampa dei Tarocchi Rosenwald, altro mio mazzo preferitissimo.
Tarocchi Jean Noblet (1659)
Nella stessa sala c’è anche una sezione dedicata alla tradizione divinatoria, inaugurata nel Settecento da Antoine Courte de Gébelin ed Etteilla, quando si comincia a fare sul serio con la pratica della cartomanzia e vengono scritti i primi manuali.
E ovviamente non potevano mancare esemplari dei Tarocchi di Oswald Wirth (1889) e dei Rider/Waite/Smith (1909).
L’ultima sezione è dedicata al Novecento e agli artisti che hanno interpretato e reinterpretato i tarocchi, come il surrealista Victor Brauner, Leonora Carrington e Niki de Saint Phalle, tra gli altri.
Menzione speciale per la piccola biblioteca, dove è esposta un’ampia letteratura sul tema. Pur non essendo esaustiva, per ovvie ragioni, è molto interessante e i libri sono sfogliabili. Il volume protagonista è il celebre Castello dei destini incrociati di Italo Calvino, la cui narrazione è costruita proprio sul mazzo Colleoni.
Le Surréaliste, Victor Brauner (1947)
Insomma, tanta roba.
Passeggiando per le sale dell’Accademia di Carrara si capisce chiaramente che i tarocchi non sono solo un mazzo di carte: sono stati (e sono) uno specchio del tempo, dell'umanità, delle domande che non smettono di tornarci in mente.
Unica nota di demerito è lo shop: mi aspettavo un assortimento originale di libri e mazzi, mentre non ho trovato nulla degno di nota, a parte il catalogo. Ma meglio così, ho risparmiato!
Quindi, se sei appassionato di tarocchi, programma una gita a Bergamo entro il 2 giugno: ne vale assolutamente la pena.
E, se dopo aver visto tutti quei mazzi, torni a casa con la voglia di sapere cosa hanno da dirti le tue carte, beh, sono qui.
Un consulto è a portata di click: lo facciamo comodamente online, e, anche se non userò mazzi in oro e argento, prometto che le risposte saranno comunque precise.
Scrivimi e ci organizziamo: claromante@gmail.com
Tableau - Etteilla (1788)