“Rimarrò incinta?”
Ha senso fare questa domanda ai tarocchi?
La risposta breve è no, perché non solo i tarocchi non sono uno strumento infallibile, ma si rischia pure di fare danni a livello psicologico.
Detto ciò, ci sono però mille modi in cui le carte possono essere veramente di supporto durante lo “stato interessante”, o la ricerca dello stesso.
Per spiegarti come la penso, parto da lontano, proprio in senso geografico.
Frequento l’Asia da quando ho vent’anni e ricordo ancora quanto mi colpirono i templi dedicati alla fertilità, la prima volta che li vidi: erano frequentatissimi da donne che affidavano a divinità varie le loro speranze di diventare madri.
Riuscivo a percepire l’inquietudine di questa massa silenziosa, ma l’ho capita a fondo solo anni dopo, quando un paio di amiche care che stavano vivendo la stessa frustrazione hanno condiviso con me l’enorme sconforto che la mancata maternità provocava loro.
Fortunatamente per entrambe c’è stato un happy end e adesso sono mamme felici, ma hanno passato momenti faticosi.
Dopo aver vissuto queste esperienze, anche se non in prima persona, ho capito che questo è un tema delicatissimo, che merita veramente templi appositi e un ascolto particolare.
L’ansia porta a volere certezze e rivolgersi ai tarocchi può sembrare una soluzione. Ma non è così, ovviamente.
Nonostante i progressi della scienza, il concepimento e la gestazione restano piuttosto misteriosi: nessun medico può garantire una gravidanza e nessuna tecnica dà risultati sicuri al 100%. Non basta il desiderio, non bastano le condizioni, non bastano i rimedi. Serve un qualcosa in più, che non ha nome. E questo qualcosa non è misurabile né tracciabile.
Se la scienza non offre certezze in materia, figuriamoci se lo possono fare le carte.
Vero è che ci si può azzeccare, ma ci sono rischi annessi, da non sottovalutare.
Proprio perché la gravidanza, soprattutto quando non si riesce ad ottenerla, può scatenare reazioni ansiose, una predizione sul tema, giusta o sbagliata che sia, potrebbe favorire la nascita di vere e proprie ossessioni.
“Le carte dicono che ce la farò!” e, se non è così, magari una persona si ostina a continuare all’infinito trattamenti invasivi e costosi, aggrappandosi alla vana speranza che i tarocchi hanno generato.
Oppure, al contrario, una predizione negativa potrebbe minare la fiducia o scoraggiare da tentativi che magari andrebbero a buon fine.
Per questo motivo io sconsiglio vivamente di fare questa domanda così diretta ai tarocchi: alimentare ansie non aiuta a vivere meglio un momento già non facile di per sé.
Le carte però possono essere molto utili a indagare altri aspetti connessi al tema: per esempio si può analizzare il rapporto di coppia, la relazione che una donna ha con la maternità, il perché si desidera un figlio oppure si possono chiedere consigli su come affrontare il tentativo o la frustrazione che si stanno vivendo.
Mi capita spesso anche di aiutare donne a far pace con il fatto che non vogliano diventare madri.
Poi i tarocchi possono essere efficaci quando si consultano una volta che si è in stato interessante, per vedere come affrontare la rivoluzione vera e propria che è in procinto di accadere o come gestire il nuovo equilibrio che la coppia dovrà cercare.
Tutte le domande di questo tipo possono essere di supporto e aiutare a vivere meglio, mentre la domanda diretta “resterò incinta?”, a mio avviso, rischia di far danni a livello psicologico.
Spero che questo articolo abbia stimolato riflessioni utili e, se hai esperienze sul tema, sarò felice di ascoltarti!
Se invece vuoi fare un consulto per esplorare il mondo gravidanza (senza fare QUELLA domanda), sono a disposizione.
Si fa tranquillamente online tramite videochiamata, quindi niente trambusto logistico.